Pubblicato da: marcotrotta | settembre 24, 2012

Comunicato dei Comitati per l’acqua bene comune Emilia Romagna contro la Fusione HERA/ACEGAS-APS

2.025.958 di cittadini dell’Emilia Romagna hanno votato al referendum contro la privatizzazione dell’acqua e per toglierla dal mercato, contro la remunerazione del capitale in bolletta.

Ora il Management di HERA decide di proseguire la politica delle fusioni e dei processi che porteranno alla privatizzazione dell’azienda, a partire dalla fusione di HERA con ACEGAS-APS SPA azienda che gestisce i servizi pubblici locali a Padova e Trieste e con propaggini in Bulgaria e in Serbia.

Senza che nessun cittadino dell’Emilia-Romagna lo abbia mai discusso si procede su una strada contraria alla volontà referendaria dei cittadini e che toglie dai territori la gestione dei servizi pubblici locali per consegnarla ad una Mega azienda di dimensione sovraregionale e addirittura Multinazionale.

I comuni dell’Emilia Romagna che già contavano poco nell’indirizzo dell’azienda, da domani conteranno meno e se le fusioni, come vuole il ministro Passera e il Presidente del consiglio Monti, facendo la Megamultiutility fondendosi con IREN continueranno, non conteranno PIU’ NULLA (già dopo questa fusione la quota dei comuni Emiliano Romagnoli scenderanno nel Patto di sindacato dei soci pubblici dal 51% al 42%).

Per questo entrerà nella partita anche il fondo FSI (Cassa Depositi e Prestiti) che diventerà azionista e nominerà 1 componente del CDA facendo sì, in questo modo, che il governo centrale più le banche controllino i servizi pubblici locali per portarli verso la privatizzazione indebolendo ulteriormente gli enti locali su una materia che dovrebbe essere di loro responsabilità. Più centralismo, meno decentramento, dopo lo strangolamento finanziario ci si muove verso la sottrazione del controllo e della gestione degli Enti locali sui servizi pubblici locali.

Solo per fare un esempio vorremmo sapere quale sarà il potere contrattuale di un comune quando discuterà con HERA il costo di un servizio aggiuntivo sui rifiuti. E come farà l’assessore a sapere quale è il vero costo di un servizio, visto che il comune non lo gestisce più da anni. Forse i dividendi che percepisce come azionista, se li rimangerà tutti HERA (e forse sta succedendo così anche oggi).

In compenso le bollette dell’acqua e dei rifiuti continueranno a schizzare verso l’alto (ad esempio, negli ultimi 6 anni, a fronte di un’inflazione al 15,5% sono cresciute a bologna del 38%).

Le perdite idriche, non sono calate neanche di 1 punto percentuale da quando HERA è stata trasformata in SPA quotata in borsa e certo non caleranno in futuro, con una azienda sempre meno attenta agli investimenti (in calo dal 2007) ed alla manutenzione.

Le uniche cose che aumentano e che aumenteranno dopo la fusione sono il colossale debito accumulato da HERA pari a 2.300.000.000 € che diventerà di circa 2.800.000.000 € .

E’ necessario chiedersi alla fine chi pagherà, secondo noi questo debito sarà il motore della privatizzazione totale.

Inoltre aumentano il numero di dirigenti e Manager strapagati che oggi costano ad HERA circa 19 milioni di € all’anno, cifra destinata a crescere dopo la fusione.

Aumenteranno le autobotti di acqua, che dalla pianura salgono in montagna, sia per la siccità, sia perché non si fa più manutenzione alle sorgenti ed ai piccoli acquedotti.

Cresce intanto la parte di utile dell’azienda che si intascano i privati che è ormai arrivato al 50% (azionisti privati + soci terzi), mentre in azienda rimane solo il 4% dell’utile.

Ci dicono che con i dividendi si garantiscono le entrate dei comuni per sostenerne i bilanci, ma è un sistema pazzesco quello che prevede che un cittadino bolognese, ad essere ottimisti, debba pagare almeno 3 € aggiuntivi nelle bollette per garantire 1 € di dividendo al comune e gli altri 2€ divisi fra soci privati HERA, banche e mercato finanziario erogatori di prestiti .

Dicono che fanno questa operazione per poter diventare grandi e competere sul mercato, ma nella sostanza non esiste mercato, né nella gestione dell’acqua né nella gestione dei Rifiuti solidi urbani, infatti la Corte Costituzionale ha abrogato la nuova privatizzazione dei servizi pubblici locali che Berlusconi ha tentato con la legge approvata nel settembre scorso e che Monti ha perseguito nei mesi scorsi.

E’ una operazione oscura della quale non solo i cittadini, ma anche i consiglieri comunali, le giunte e moltissimi sindaci non sanno nulla.

Gli impegni presi 6 mesi fa dai comuni per il patto di sindacato, diventano carta straccia, ed è per questo che ne dovranno approvare l’aggiornamento.

Questa fusione la pagheranno i cittadini con le loro bollette, l’ambiente e la qualità della risorsa, i lavoratori con la caduta verticale della qualità delle relazioni sindacali (già provate) che si centralizzeranno ulteriormente, l’ impulso alle iniziative di esternalizzazione e di appalto, la compressione dei diritti e della contrattazione e quindi dell’occupazione, del reddito e delle professionalità legate al territorio e alla finalità pubblica del servizio, con mobilità territoriali più facili.

Si profila quindi una gigantesca cessione al mercato dei servizi pubblici locali e dell’acqua, contro 27 milioni di Italiani.

I comitati dell’acqua si batteranno in tutti i territori, da Modena a Rimini, da Ferrara a Bologna, da Padova a Trieste, perche’ i consigli comunali non decidano tutto questo, perché i cittadini si oppongano alla fusione e perché insieme si riesca ad impedire una grande cessione di sovranità dalle istituzioni democratiche e dalle comunità locali, al mercato.

Comitati acqua bene comune Emilia Romagna

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