Pubblicato da: marcotrotta | giugno 13, 2012

Fusione HERA/ACEGAS-APS: addio ad una gestione pubblica e partecipata dei beni comuni

Acqua-Ambiente-Energia: diritti umani e beni comuni o strumenti per la finanza

Fusione HERA/ACEGAS-APS
Addio al territorio
addio ad una gestione pubblica e partecipata dei beni comuni

alcune domande ai sindaci Emiliano-Romagnoli

Cosa pensano i sindaci Emiliano–Romagnoli dell’ ipotesi sottoscritta per chiudere entro 90 giorni l’accordo fra HERA e ACEGAS-APS per una multiutility EMILIANO-ROMAGNOLA, VENETA, FRIULANA, TRIESTINA e BALCANICA?

Cosa pensano della trasformazione che rischia di compiersi, da azienda del territorio ad azienda multinazionale?

Sanno i sindaci che questa ipotesi è l’anticamera per arrivare alla costituzione della grande multiutility del nord con IREN e A2A (tutte insieme farebbero un’azienda da 10 miliardi di € di debito)?

Sanno i sindaci che è destinata a crollare la già scarsa possibilità di controllo sul management? (come ha dimostrato il fallimento del tentativo di abbassare gli appannaggi del management di HERA)

Cosa pensano della dimensione territoriale : si viola per la seconda volta (dopo le Marche) il perimetro regionale, ma soprattutto si viola quello che fino ad oggi era stato un punto fermo, la contiguità territoriale.

Dopo la costituzione di ATERSIR realizzata per governare a livello regionale ( acqua e rifiuti) il meccanismo che era sfuggito di mano agli Enti locali nelle ATO provinciali, oggi si rischia di andare ad un sostanziale svuotamento anche di questo tentativo. Chi controllerà la multiutility sovraregionale?

Chi controllerà la multinazionale con gli affari nei Balcani, è questo l’interesse dei cittadini dell’Emilia-Romagna ?

Davvero qualcuno pensa che sarà possibile fare contare di più le necessità di un corretto uso della risorsa idrica e della gestione dei rifiuti in relazione ai bisogni e le caratteristiche dei singoli territori, e non prevarranno piani industriali e finanziari decisi altrove e destinati a cancellare ogni differenza e convenienza territoriale?

Sanno i sindaci dell’Emilia-Romagna che questo è un ulteriore passo verso la privatizzazione dell’azienda che gestisce acqua-rifiuti ed energia? E che si va con strade diverse nella medesima direzione di quello che Alemanno sta percorrendo a ROMA con ACEA?

Sanno i sindaci Emiliano-Romagnoli che è assai probabile che nei meccanismi di fusione subiranno un danno patrimoniale ed una completa diluizione del controllo, oltre allo spostamento di alcuni centri decisionali fuori regione?

La stessa ipotesi del Corriere della Sera (9/6/2012) di una risposta entusiasmante dei mercati è un bluff completo: il titolo delle due aziende continua a scendere(Hera a 1,024 alle ore 9.00 del 13 giugno e ACEGAS a 3,112)

Hanno intenzione i sindaci Emiliano Romagnoli di avviare immediatamente una istruttoria pubblica, di fare la discussione nei consigli comunali portando tutti gli elementi conoscitivi del caso ed avviare la consultazione dei cittadini ?

Hanno intenzione i sindaci di bloccare questo processo fino a che i passaggi democratici siano esauriti?

Le tragiche vicende del terremoto, richiederebbero una focalizzazione sul nostro territorio, il rilancio di investimenti di riassetto territoriale, idrico, energetico , idrogeologico, di riconversione produttiva e messa in sicurezza del patrimonio edilizio, di difesa dell’apparato produttivo.

Alcuni di questi compiti (acqua rifiuti energia e territorio) potrebbero vedere HERA impegnata. Le ipotesi di fusione vanno in direzione opposta.

I comitati provinciali per l’acqua bene comune dell’Emilia-Romagna assieme al Forum Nazionale dei movimenti dell’acqua sono assolutamente contrari a questa prospettiva e faranno il possibile perché la volontà di 27 milioni di cittadini espressa nei referendum di 1 anno fa sia rispettata.

Chiediamo urgentemente di incontrare i sindaci delle città capoluogo del nostro territorio, Virgilio Merola nella sua qualità di presidente di ATERSIR e i coordinatori dei comitati territoriali di ATERSIR.

Chiediamo inoltre un incontro urgente con le forze politiche , al fine di comprendere la loro posizione e le iniziative che intendono attivare per aprire la discussione nella cittadinanza Emiliano-Romagnola.

Ci rivolgiamo inoltre a tutte le realtà dell’associazionismo, del volontariato e alle organizzazioni sindacali perché non rimangano inerti di fronte all’attivazione di questi processi.

Chiediamo ai lavoratori di mobilitarsi, in quanto assieme ai rischi per la risorsa idrica e l’ambiente, per gli utenti, sarebbero i lavoratori a pagare il prezzo più alto (caduta verticale della qualità delle relazioni sindacali (già provate), impulso alle iniziative di esternalizzazione e di appalto, compressione dei diritti e della contrattazione e quindi dell’occupazione, del reddito e delle professionalità legate al territorio e alla finalità pubblica del servizio. Gli unici a guadagnare da questi processi, sarebbero il management e una pletora di dirigenti sempre più superpagati.

I Comitati si attiveranno per costruire un coordinamento con tutte le realtà territoriali coinvolte da questi processi. Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia

Bologna, 13 giugno 2012 (a 1 anno dalla vittoria referendaria)

Il Coordinamento dei Comitati per l’acqua bene comune e per l’acqua pubblica Emilia-Romagna

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